mercoledì 7 dicembre 2011

Così il Sole danzava tra i megaliti di Stonehenge

La Stampa 3.12.11
Così il Sole danzava tra i megaliti di Stonehenge
Nuove scoperte sugli allineamenti nel giorno del solstizio “E’ la prova che il sito è più antico di quanto si pensasse”
David Keys

Culti primordiali Gli archeologi stanno individuando un’area sacra molto vasta che si estende oltre il primo cerchio Le processioni E’ probabile che avessero luogo a mezzogiorno, quando la nostra stella si trovava nel punto più alto
Il monumento Le pietre più grandi pesano tra 25 e 50 tonnellate e furono tagliate da una collina distante 30 km dal sito archeologico I turisti Il sito è sempre più popolare ed è diventato un luogo di pellegrinaggio per molti seguaci del Celtismo, della Wicca e di altre religioni neopagane
Il mito di Stonehenge non fa che crescere

LE RICERCHE Sono state condotte con speciali radar e tecniche geomagnetiche
4-5 mila anni. E l’età presunta del sito di Stonehenge secondo le ricerche che si sono susseguite nel corso degli ultimi decenni
500 anni. I nuovi studi condotti da un team inglese e tedesco retrodatano Stonehenge di circa mezzo millennio"
LE SIMULAZIONI Effettuate con modelli computerizzati, sono partite da due fosse rituali

Una serie di nuove scoperte archeologiche vicino a Stonehenge lo spettacolare circolo preistorico di megaliti antico tra 4 mila e 5 mila anni che si trova nel Sud dell’Inghilterra suggeriscono che il sito dell’«età della pietra» più famoso al mondo potrebbe essere già stato un luogo sacro in un’epoca ancora più antica di quanto ipotizzato finora dagli archeologi.
La nuova prova una serie di tre allineamenti solari vicino al monumento suggerisce che l’«aura religiosa» di Stonehenge risalga ad almeno 500 anni prima della creazione del primo cerchio di mega-pietre del sito stesso.
Le nuove informazioni – risultato delle indagini archeologiche ancora in corso e condotte dalle università di Birmingham e di Bradford nel Regno Unito e dall'Università di Vienna in Austria – dimostrano anche come il culto del sole a Stonehenge fosse ancora più importante di quanto si fosse ipotizzato in precedenza in molti studi.
I tre nuovi allineamenti solari appena individuati nel celeberrimo sito si trovano tra l’importante megalito noto come «Heel Stone» e due grandi fosse rituali: si evidenziano rispettivamente all'alba e al tramonto nel giorno del solstizio d’estate e dovevano accompagnare la processione rituale condotta tra i due fossati e il centro di Stonehenge a mezzogiorno, quando il sole raggiungeva il punto più alto del suo ciclo annuale. Le due fosse rituali sono situate all'interno del monumento più vasto che fa parte del paesaggio sacro di Stonehenge e che è una specie di percorso sopraelevato, lungo tre chilometri, noto tra gli addetti ai lavori come «Cursus».
«Se si misura la distanza a piedi tra i due fossati, intorno al perimetro del “Cursus”, la processione a mezzogiorno si sarebbe trovata esattamente a metà strada, con il sole proprio a picco su Stonehenge. Questa è più di una semplice coincidenza e indica che la lunghezza del “Cursus” e il posizionamento delle fosse hanno un preciso significato», sostiene Henry Chapman, l'archeologo dell'Università di Birmingham che ha lavorato ai modelli degli allineamenti elaborati con le ricostruzioni computerizzate del paesaggio di Stonehenge.
Le scoperte suggeriscono anche che il «Cursus» sia stato appositamente realizzato proprio per celebrare il giorno del solstizio d’estate, una data-chiave che era associata con la specifica sacralità del sito di Stonehenge, molto prima che fosse eretto il primo cerchio di pietre. Le nuove prove, quindi, suggeriscono che l’importanza del luogo sia di molto antecedente alla costruzione del «Cursus» stesso. Fino ad ora, invece, gli archeologi tendevano a pensare il contrario.
Questo totale ribaltamento della cronologia è particolarmente significativo, perché fa intravedere la possibilità che il sito di Stonehenge possa, in realtà, essere non soltanto marginalmente più antico del «Cursus», ma sostanzialmente e decisamente più antico.
Negli Anni 60 gli archeologi trovarono un sito rituale mesolitico risalente all’8000 a. C. in quello che oggi è diventato il parcheggio di Stonehenge: il divario di ben 5 mila anni tra quella zona e il cerchio di Stonehenge spinse la maggior parte degli studiosi a ritenere improbabile una continuità «sacrale» tra i due luoghi. Ma, con le nuove scoperte, il divario temporale si è drasticamente ridotto.
E’ possibile, quindi, che le ultime scoperte spalanchino una nuova ipotesi, quella di un’ininterrotta sacralità del sito di Stonehenge proprio a partire dall’epoca del Mesolitico.
I nuovi allineamenti solari che rivelano una realtà del tutto inedita sono stati scoperti nell’ambito di uno studio quadriennale sulla geofisica dell’intero paesaggio di Stonehenge. Utilizzando alcuni radar in grado di penetrare il terreno e le tecniche della magnetometria, gli archeologi stanno cercando di «passare ai raggi X» tutto il terreno circostante, fino a una profondità di due metri su una superficie totale di 14 chilometri quadrati. Questa indagine approfondita la più grande di questo genere mai realizzata al mondo – sarà completata tra due anni, come spiega il direttore del progetto, l’archeologo dell'Università di Birmingham Vince Gaffney.
Parlando delle scoperte multiple delle fosse e delle loro potenziali implicazioni, il professor Gaffney ha sottolineato che «questa è la prima volta che facciamo un’osservazione simile a Stonehenge e questa ci fornisce una visione molto più sofisticata e precisa di come potrebbero essersi svolti i rituali tra il “Cursus” e tutta la zona circostante».
Ora si pensa che decine di siti finora sconosciuti possano tornare alla luce grazie all’indagine geofisica in corso, nota come «Stonehenge Hidden Landscape Project» (Progetto per il paesaggio nascosto di Stonehenge). Solo negli ultimi 18 mesi sono state trovate almeno 25 aree rituali precedentemente ignote.
E’ quindi molto probabile che le future scoperte nel paesaggio sacro di Stonehenge – grazie al lavoro degli archeologi di Birmingham e Bradford e dei loro colleghi del «Ludwig Boltzmann Institute» dell’Università di Vienna trasformeranno ulteriormente le conoscenze sulle origini, sulla storia e sul significato del famosissimo monumento.
(traduzione di Carla Reschia)

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