venerdì 20 novembre 2009

mercoledì 11 novembre 2009

Dolmen di Keriaval

Dolmen di Keriaval

Dolmen a Lockmariaquer

Dolmen a Lockmariaquer

dolmen a Rocknia - Algeria

dolmen a Rocknia - Algeria

Megalite denominato Heel Stone o Sun Stone

Megalite denominato Heel Stone o Sun Stone

Ipotetica pianta di Stonehenge

Ipotetica pianta di Stonehenge

Mappa del Tempio di Gigantia a Malta

Mappa del Tempio di Gigantia a Malta

panoramica dell allineamento di Menec vicino a Carnac


panoramica dell allineamento di Menec vicino a Carnac

Quadro raffiguante la campagna intorno a Stonehenge


Quadro raffiguante la campagna intorno a Stonehenge

allineamento di menir nelle vicinanze di Carnac

allineamento di menir nellevicinanze di Carnac

allineamento di menir a Kermario

allineamento di menir a Kermario

Dolmen des Marchands - Locmariaquer

Dolmen des Marchands - Locmariaquer

Dolmen a Haga - Isole Orust - Svezia

Dolmen a Haga - Isole Orust - Svezia

disegno di un dolmen - Evora - Portogallo

disegno di un dolmen - Evora - Portogallo

Cerchio di pietre nelle vicinanze di Skottened - Svezia

Cerchio di pietre nelle vicinanze di Skottened - Svezia

Malta - Hal Saflieni - struttura interna


Malta - Hal Saflieni - struttura interna

Tana del Diavolo - vicino Avebury - Wiltshire

Tana del Diavolo - vicino Avebury - Wiltshire

venerdì 6 novembre 2009

allineamento megalitico a Kerlescant


allineamento megalitico a Kerlescant

Stonehenge comasca, 5Omila ero

Stonehenge comasca, 5Omila ero
La Provincia di Como 05/11/2009

La «Stonehenge comasca» non sarà riseppellita subito dopo essere stata portata alla luce. La Sovrintendenza ha chiesto una serie di interventi per valorizzare i ritrovamenti fatti nella piana della Val Grande tra Montano Lucino e San Fermo della Battaglia, Infastrutture lombarde ha risposto con un finanziamento di 5Omila euro. «Premesso che dopo il ritrovamento dei reperti archeologici abbiamo speso 933mi1a euro più altri 874mila euro per deviare il torrente che passava dalla Vai Grande, dire a questo milione e 8O7mila euro ne aggiungiamo altri 50mila. L'unica cosa, abbiamo chiesto alla Sovrintendenza di darci dei tempi, in maniera da finire tutto il primo possibile sia le analisi dei reperti sia il camminamento in legno per andarli a vedere sia le altre modifiche».

mercoledì 4 novembre 2009

martedì 3 novembre 2009

una ricostruzione di Stonehenge in una stampa della fine dell'ottocento

una ricostruzione di Stonehenge in una stampa della fine dell'ottocento

In cammino verso Stonehenge

In cammino verso Stonehenge

Paesaggio. Cocuzzoli d'archeologo

il sole 24 ore, 18/08/2002
Paesaggio. Cocuzzoli d'archeologo
Matteo Metta

Le pietre non parlano, almeno da sole. Ma se si trovano insieme possono dire tante cose. Talvolta troppe, se non si comprende il loro difficilissimo linguaggio e le si fa parlare a vanvera. Non c'è bisogno di ricorrere alla geometria dei megaliti di Stonehenge, per fare un esempio. Pensiamo solo agli amorfi accumuli artificiali di materiali lapidei dalle variabilissime dimensioni che si trovano dovunque. Comunque li si voglia chiamare: alla maniera araba, tell, alla turca, huyuk, persiana, tepe, normanna, motta, all'inglese, mound, alla romana o meglio alla paesana, specchie. Per gli archeologi, la visione di qualsiasi di questi cucuzzoli rimanda alla fortuna di Schliemann su Hissarlik. Per rimanere in Italia, o meglio nel Salento, sulle nostrane specchie si è detto di tutto, datandole dall'età del Bronzo all'altro ieri. Sarebbero insieme, tombe di guerrieri, resti di torri di avvistamento o di fortificazioni, luoghi di culto, segni di confine, pietrame ammonticchiato dai contadini, financo sostegni per alberi inclinati. La caccia è aperta.

Avebury Circle - Wiltshire

Avebury Circle - Wiltshire

Dolmen nella zona di Carnac


Dolmen nella zona di Carnac

Dolmen nelle vicinanze di Carnac

Dolmen nelle vicinanze di Carnac

Carnac - Il paesino balneare bretone circondato da campi di pietre allineate come soldati in guerra

Il Sole 24 ore, 05/09/2004
Carnac - Il paesino balneare bretone circondato da campi di pietre allineate come soldati in guerra
L'esercito dei megaliti
Una leggenda racconta che sia stato un dio celtico a trasformare in granito le legioni di Cesare venute ad attaccare i Veneti, secondo i cristiani invece nella notte di Natale sarebbero gli stessi menhir a immergersi in mare
Diego Marani

Come molte cittadine balneari francesi, Carnac porta irrisolta in sé quell'eterna frontiera fra moquette e ceramica, fra burro e olio, fra terrazza e balcone, fra ardesia e tegola che silenziosamente dilania tutta la Francia. Con i suoi alberghi moderni e i soliti negozi di souvenir marini, il paesone fiorito steso fra pinete e spiagge sarebbe insignificante come tanti altri, se non fosse per quelle migliaia di megaliti schierati nei campi alle sue spalle. É un esercito di soldati pietrificati che si ha talvolta l'impressione di veder mettersi in marcia, a seconda dell'ora del giorno fieri e impettiti oppure stanchi e assorti. Una delle innumerevoli leggende che circondano l'oscura storia degli allineamenti megalitici di Carnac racconta che fu un dio celtico a immobilizzare nel granito le legioni di Cesare venute ad attaccare i Veneti. Un'altra racconta che Saint Cornély, inseguito dai soldati pagani, non trovando nessuna via di scampo si volse e trasformò i suoi inseguitori in pietre. La carità cristiana vuole che la notte di Natale, finalmente liberati dal loro incantesimo, le migliaia di menhir scendano silenziosamente sulla spiaggia e si immergano nel l'oceano. Oggi Saint Cornely è il patrono di Carnac e il suo culto è curiosamente associato ai buoi, simbolo ricorrente nelle incisioni neolitiche della zona. Lungo la strada che va da Kerlescan, a Kermario e poi al quadrilatero del menhir gigante di Manio, sotto una luce quasi mediterranea, le file di megaliti sembrano coltivazioni. Nel miraggio delle loro ombre che accompagnano da oriente a occidente il percorso del sole, il protagonista del romanzo Fine Van Brooklin di Mika Waltari sorprende seminuda la ninfetta adolescente che gli farà perdere la testa. É forse la visione della carnalità effimera mescolata all'incombere della tomba custode di ossa millenarie che strega il personaggio di Waltari. Un'aria torbida indubbiamente circonda la spianata affollata dagli enigmatici massi, oggi recintati da reti che si dicono protettive ma che sembrano erette per trattenere la loro fuga. La tradizione vuole che nei menhir si nascondano i kerrion, malefici folletti che la notte del Sabbat si riuniscono a danzare in grandi cerchi nel bosco, dove poi non cresce più l'erba. La Bretagna religiosa e visionaria crede così fortemente nei fantasmi che qui davvero anche le pietre hanno un'anima. I calvari bretoni, monumenti sacri elevati davanti alle chiese, sembrano essere una versione cristiana dei menhir neolitici. Allo stesso modo degli affreschi, servivano a spiegare i Vangeli alla gente. Ma qui si caricano di misteri più antichi che affiorano nei miracoli paurosi, nelle dannazioni orrende di una mitologia parallela. Come la storia della bella Katell Gollett la dévérgondée, raffigurata nel calvario di Guimiliau. Donna lussuriosa e corrotta, divenne amante di Lucifero in persona. Per lui andò a rubare un'ostia consacrata e fu punita in un inferno di pietra nera, che la raffigura nuda e urlante fra i diavoli. Tutta la costa atlantica dell'Europa, da Loughorew in Irlanda a Tustrup in Danimarca a Palmela in Portogallo, è disseminata di megaliti. Il poeta medievale danese Sassone Germanico, nel suo Gesta dei re danesi ne attribuisce la costruzione ai giganti: . Furono invece uomini quelli che fra il 6000 e il 3000 a.C. si accanirono a elevare monumenti che volevano eterni, forse per smarcarsi dai loro più dinamici ma meno poetici cugini che già si sedentarizzavano e invece di spostare sassi dedicavano le loro forze all'agricoltura. In Bretagna, terra di migrazione di popolazioni provenienti dal più variegato settentrione, si accumulano i megaliti più antichi, come se si trattasse di un luogo sacro. Secondo la convenzione, i ruderi si distinguono grossolanamente in menhir, dolmen e cairn. I menhir sono pietre isolate. Associati alla geografia del luogo, alle maree e agli astri, probabilmente servivano da calendario stagionale. I dolmen sono sepolture costituite da successioni di lastre verticali ricoperte da altre orizzontali. I cairn sono tumuli di pietre a secco che ricoprivano i dolmen. Se ne trovano di giganteschi. Come il tumulo di Saint Michel, lungo 125 metri e largo 60, su cui sorge addirittura una chiesa. Continuando oltre Ménec sulla strada dipartimentale 781, si arriva al sito archeologico di Locmariacquer, dove giace spezzato in tre monconi il più grande menhir del mondo. Accanto sorge il cairn della Tavola dei Mercanti, con il suo dolmen riccamente ornato. L'ascia che spacca la pietra, le corna bovine e il bastone pastorale del capo tribù sono i tre simboli che si ripetono in mille forme diversamente stilizzate. Per scolpire la pietra l'uomo del Neolitico usava sassi spigolosi che gli archeologi tedeschi hanno denominato Dreikanters. Levigati dal vento e dalle piogge di migliaia di anni, erano fatti dei minerali più duri. Se ne trovano ancora sulle spiagge, nel greto dei fiumi o sepolti sotto il morbido loess, un terriccio fertile che spazzato via dal vento si deposita sul fondo dei crepacci. Proseguendo attraverso la pineta oltre il sito archeologico di Locmariacquer, si raggiunge la punta settentrionale dello stretto che dà accesso al golfo di Morbihan. Qui la marea arriva invisibile, senza il fragore delle onde. Ogni isola, che a seconda dell'ora è strozzata dall'acqua fino al collo o aperta in soffici petali di spiagge color vaniglia, nasconde un dolmen mezzo sepolto, un tumulo, un nido di menhir dimenticato. Perfino sul fondo del mare giacciono per sempre sommersi allineamenti megalitici, come a Er-Lannic. Il sito più famoso del golfo è l'isola di Gavrinis, al largo del porticciolo di Baden. Nel suo cairn dalle pareti scolpite, successivo di quasi duemila anni a quello di Locmariacquer, gli studiosi hanno fatto una scoperta sensazionale. La pietra di copertura del dolmen è un frammento del menhir gigante di Locmariacquer. Come la Roma dei Papi si costruì con i marmi dei Cesari, così la Gavrinis neolitica sorse con il granito del mesolitico. Fra leve, pali, scavi, zattere e lastra stessa, diecimila tonnellate di materiale sono state spostate dai precursori dei Celti in un'operazione che secondo i calcoli deve aver mobilitato cento persone per un periodo di tre anni. Con le debite proporzioni, il tumulo di Gavrinis è la basilica di San Pietro del Neolitico. Eppure gli scavi hanno rivelato che il sito sacro rimase inutilizzato per quasi 500 anni. Segno che anche i nostri rudi antenati vissero un tempo corrotto in cui nessuno andava più in chiesa.

Menhirs vicino a Carnac


Menhirs vicino a Carnac

Stonehenge Mappa della distribuzione delle pietre in base alla loro provenienza


Stonehenge Mappa della distribuzione delle pietre in base alla loro provenienza

Entrata - Table de Merchands - Lockmariaquer

Entrata - Table de Merchands - Lockmariaquer

libro: Stonehenge. Indagine nella Britannia neolitica (4700-2000 a. C.)

Il Sole 24 Ore, 03/09/1995
ANTICA BRITANNIA. Nel Nord alle origini della civilta' europea
C.C.

Innumerevoli sono le interpretazioni che, nel corso dei secoli, si sono tentate per cogliere, tra i megaliti superstiti di Stonehenge, le tracce dei loro autori. Ora un nuovo saggio di Rodney Castleden, gia' autore de Il mistero di Cnosso e de I giorni di Creta: vita quotidiana nell'eta' minoica, volumi entrambi pubblicati dalla Ecig di Genova rispettivamente nel 1992 e 1994, ora dunque di Castelden viene tradotto il saggio di indagine sulla Britannia neolitica, ovvero su quel periodo che interessa Stonehenge e che va dal 4700 al 2000 a.C. C'e' nelle pagine di Castleden una proposta per penetrare tra queste rovine - vera metafora dell'enigma - e cercare di cogliere una delle molteplici fasi della storia umana. In altri termini, Stonehenge non e' l'isolata bizzarria di una realta' ormai scomparsa, o il misterioso frutto di un intervento extraumano, bensi' una tappa del cammino dell'uomo. C'e' insomma una cultura dimenticata che parla attraverso queste rovine e che il saggio ora tradotto cerca di interrogare. Castleden ne studia lo stanziamento, l'agricoltura; grazie a certe pietre risale all'industria, alla tecnologia e ai sistemi di comunicazione di questo mondo scomparso. Poi l'indagine si conclude con lo studio dei monumenti cerimoniali, la societa' che ha causato tutto cio' e la filosofia che ancora si riesce a ricavare dalle 'pietre che parlano'. (C.C.) Rodney Castleden, Stonehenge. Indagine nella Britannia neolitica (4700-2000 a. C.) , Ecig, Genova 1995, pagg. 368, L. 35.000.

Allineamento di Megaliti vicino a Carnac


Allineamento di Megaliti vicino a Carnac

lunedì 2 novembre 2009

Stonehenge nel 1901

Stonehenge nel 1901

Stonehenge agli inizi del 1900

Stonehenge agli inizi del 1900

si rialzano le pietre di Stonehenge - 1901

si rialzano le pietre di Stonehenge - 1901

si lavora a Stonehenge nel 1901

si lavora a Stonehenge nel 1901

lavori a Stonehenge

lavori a Stonehenge

lavori a Stonehenge nel 1901

lavori a Stonehenge nel 1901

Cerchio interno di Stonehenge

Cerchio interno di Stonehenge

Menhir e Cromlech a Melon Island

Menhir e Cromlech a Melon Island

Menhir a Melon island

Menhir a Melon island

Maeshowe e Stones of Stenness - foto del 1862

Maeshowe e Stones of Stenness - foto del 1862

il Menhir di St Dourzal

il Menhir di St Dourzal

il cerchio di Tregaseal

il cerchio di Tregaseal

The Men-an-tol

The Men-an-tol

Il cerchio di Merry Maidens

Il cerchio di Merry Maidens

Allineamento a Lagatjar

Allineamento a Lagatjar