sabato 31 ottobre 2009

Stonehenge

Stonehenge

Stonehenge comasca senza fondi - Così rischia di scomparire ancora

Stonehenge comasca senza fondi - Così rischia di scomparire ancora
Roberto Caimi
La Provincia di Como, 27 ottobre 2009

Preoccupazione per i grandi cerchi preistorici in vista della chiusura del cantiere

Senza finanziamenti la «Stonehenge» della piana della Val Grande, tra Montano Lucino e San fermo della Battaglia: il misterioso sito archeologico emerso sotto forma di due grandi cerchi concentrici dal terreno durante gli scavi per la realizzazione del nuovo ospedale, rischia di scomparire.
«Servono fondi per indagini più approfondite e soprattutto per la sua valorizzazione, i tempi sono maturi - ha spiegato Stefania Jorio, della Soprintendenza dei beni archeologici della Lombardia, ai margini di della conferenza " e lucean le stelle...2009 miniartexil cosmo" - abbiamo già presentato un progetto che per essere concretizzato necessità di nuovi finanziamenti». Nessuna intenzione polemica nelle parole della ricercatrice, ma una evidente preoccupazione per il destino futuro di quella che in più occasioni ha definito «una scoperta importantissima, unica nel suo genere in Italia e in Europa». Una preoccupazione evidente tanto da spingere i presenti che le sollecitavano chiarimenti e ipotizzavano possibili interventi anche ad abbozzare una proposta: «Se serve facciamo una raccolta fondi» ha detto a caldo Nazzarena Bortolaso, presidente dell'associazione Arte&Arte, l'associazione culturale che ha promosso l'incontro tenutosi al museo Giovio, appuntamento a corollario della mostra Miniartexil. «Un ritrovamento enigmatico» recitava il titolo della conferenza sia per le sue origini, sia per quanto riguarda il suo futuro. A novembre, a due anni dalla partenza dei lavori, la struttura del nuovo ospedale S. Anna verrà ultimata e presentata ufficialmente. Due anni di lavori che sono andati di pari passo con gli scavi archeologici (la legge prevede che nel caso di un cantiere pubblico i relativi costi siano a carico del committente del cantiere stesso). Il fatto che ora mancano soprattutto alcuni esami di laboratorio, alcuni elementi prelevati durante gli scavi archeologici potrebbero dare nuove risposte se sottoposti all'esame del radiocarbonio, o Carbonio 14, permettendone una datazione più precisa. Per effettuare le indagini più approfondite e, in protettiva futura, valorizzare il sito archeologico la Soprintendenza ha proposto un progetto che per essere realizzato prevede una spesa stimata sui cinquantamila euro. Il progetto è già stato sottoposto ai vertici di Infrastrutture Lombarde, la società a cui fa capo l'operazione ospedale, ma alla Soprintendenza non sono ancora giunte risposte.
«Il nostro obiettivo - spiega Stefania Jorio - è quello valorizzare il sito con interventi in loco e non. In primo luogo lasciare a vista la parte degli anelli meglio conservata e integrare quella danneggiata (in parte anche da una discarica abusiva). fare in modo che la strutture sia ben individuabile, prima che la vegetazione la ricopra ancora, realizzare pannelli, percorsi didattici ricostruzioni virtuali e una adeguata pubblicizzazione del sito».

Roberto Caimi

Mura megalitiche, arriva la Sovrintendenza

Mura megalitiche, arriva la Sovrintendenza
IL TEMPO 30/10/2009

Ferentino: il progetto è relativo a Porta Sanguinaria e Porta Maggiore

Nei giorni scorsi c'è stato il sopralluogo dei funzionari della Sovrintendenza nell'ambito del progettio relativo a Porta Sanguinaria e Porta Maggiore. Questo per dire che i funzionari hanno dovuto accertare la qualità e quantità dei lavori che si stanno tenendo in un lungo tratto delle Mura Ciclopiche. Il relativo progetto come si ricorderà fu finanziato dalla Regione Lazio con ben 550 mila euro al quale ha partecipato anche l'ammninistrazione locale con una quota minimale. La dott.ssa Gatti e il dr. Ciavardini erano accompagnati dal primo cittadino Piergianni Fiorletta. Gli interventi in esame hanno lo scopo di riportare agli antichi splendori le mura megalitiche che tutto sommato fanno la storia della città ernica . E con un sentiero realizzato ad hoc i visitatori potranno ammirare la secolarità di queste mura vanto dell'intera regione. Riportare in auge le Mura servirà anche a far risorgere Ferentino a farla conoscere in tutto il mondo e questo potrebbe costituire un vanto per tutta la cittadina e per l'attuale amministrazione. Con la pulizia delle mura nella parte sottostante si sta procedendo a pieno ritmo tanto che gli esperti calati da Roma hanno manifestato soddisfazione di come stanno andando i lavori soprattutto per tamponare quella frana che da anni impera nella località. A questo intervento ne seguirà un altro con i fondi regionali che riguarderebbe le fogne che da Porta S. Agata e Porta Sanguinaruia togliendo gli scarichi che fanno bella mostra sulle Mura deturpandole e sminuendone la bellezza.

domenica 25 ottobre 2009

Quanti segreti archeologici dentro le mura poligonali

Quanti segreti archeologici dentro le mura poligonali
Sergio Rinaldi Tufi
Messaggero (Roma) 05/10/2009

Le chiamavano mura ciclopiche : strutture costituite da grandi blocchi irregolari, che la fantasia popolare attribuiva ai Ciclopi, mitici, giganteschi pastori (come il Polifemo dell' Odissea). Oppure le chiamavano mura pelasgiche, opera cioè dei Pelasgi, remoti abitanti della Grecia poi (secondo alcune leggende) migrati in Etruria. E' più semplice chiamarle mura poligonali: i blocchi non sono parallelepipedali (come l'opus quadratum dei Romani), ma poligoni di forme disparate, che malgrado questo si combinano fra loro con potente impatto visivo. L'uso fu frequente in fortificazioni, basamenti e terrazzamenti dell'Italia preromana (VII-IV sec.a.C.) Se ne parlerà in un convegno organizzato dall' archeologo Luca Attenni ad Alatri (palazzo Conti-Gentili, 7-10 ottobre: un dossier è nella rivista Forma Urbis). Proprio nel Lazio meridionale è il maggior numero di casi noti: oltre ad Alatri, Cori, Artena, Palestrina, Arpino, Anagni, Ferentino, Aquino, Terracina, Segni, Fondi, Norba, il Monte Circeo. - Altri esempi sono in Puglia, Sannio e nella già citata Etruria, ma altri ancora si trovano in molti siti del Mediterraneo. Un lontano precedente fu visto nelle mura di Micene e Tirinto (l400 a.C. circa), tanto che nel 1875 Heinrich Schliemann, il famoso scavatore di Micene, fu invitato a indagare nei Colli Albani, per la verità senza grandi risultati. In compenso, intorno alla metà del Novecento Giuseppe Lugli, noto specialista di tecniche murarie antiche, individuò i criteri per stabilire un'evoluzione, dalle prime costruzioni con massi più grezzi a quelle realizzate con giunture più esatte e tessitura più regolare, anche se poi altri studiosi hanno messo in guardia dalle eccessive schematizzazioni. Ad Alatri sarà l'occasione per un'ampia messa a punto: si parlerà di Cipro, di Malta, di Tebe, ma soprattutto delle realtà del nostro paese. Si riesamineranno i casi più noti, ma anche le realtà ancora in corso di studio, da Rofalco nel Viterbese a Rocca d'Arce e a Montenero di Castro dei Volsci nel Frusinate.

martedì 13 ottobre 2009

Portato alla luce un nuovo sito: Bluestonehenge, risalente al 3.000 a.C

La Repubblica 8.10.09
Stonehenge
Portato alla luce un nuovo sito: Bluestonehenge, risalente al 3.000 a.C
di Cinzia Dal Maso

Aveva 25 massi in formazione circolare Per gli studiosi inglesi il ritrovamento conferma la funzione funeraria dell´insediamento neolitico sull´Avon Scoperto il cerchio "gemello" che svela il mistero più antico Nei buchi sono stati rinvenuti residui di carbonella "Qui si cremavano i corpi dei defunti"

L´hanno già battezzato Bluestonehenge, la Stonehenge blu. È un nuovo circolo di pietre scoperto a poca distanza dal monumento preistorico più famoso al mondo. Una scoperta epocale, si è subito detto. Incredibile. E costringerà a nuove riletture e nuove ipotesi anche su Stonehenge.
Gli scopritori, però, hanno già le idee chiare. Sono gli archeologi di sei università riuniti nello Stonehenge Riverside Project diretto da Mike Parker-Pearsons dell´Università di Sheffield. Dal 2003 indagano la piana del fiume Avon per dimostrare che Stonehenge fu un grande cimitero, e la tappa finale di un complesso rituale funebre che conduceva i defunti da Durrington Walls, enorme terrapieno con circoli di pali di legno dove si svolgevano feste e banchetti funebri, fino al fiume Avon e poi da questo a Stonehenge lungo la via processionale di 2,8 chilometri chiamata Avenue. Dal regno dei vivi, costruito ancora in vivo legno, il defunto passava dunque attraverso il fiume al regno dei morti di dura e gelida pietra.
Bluestonehenge s´inserisce a perfezione in questo quadro. È situato infatti sulla riva del fiume Avon all´attacco della Avenue, proprio dove, secondo Parker-Pearsons, i defunti terminavano la navigazione fluviale. Gli archeologi hanno trovato solo le fosse che ospitavano le pietre del circolo, venticinque fosse per un diametro di 10 metri. Ma le pietre erano a loro volta circondate da un fossato e un terrapieno. Ed erano pietre molto speciali: le bluestones, le "pietre blu", massi di dolerite (roccia vulcanica dai riflessi bluastri) alti quasi due metri e pesanti fino a 4 tonnellate ciascuno. Quelle che oggi si vedono a Stonehenge e che furono portate dalle Preseli Mountains nel Galles con un viaggio di oltre 350 chilometri.
Un viaggio faticosissimo. Secondo Parker-Pearsons, si fece già nel 3.000 a.C., circa 500 anni prima della data finora accettata dagli studiosi. Allora, sostiene l´esperto, si trasportarono un´ottantina di queste pietre particolari per costruire due circoli di 25 e 56 pietre, Bluestonehenge e Stonehenge. Del primo si attendono ancora le datazioni ufficiali ma i pochi oggetti trovati indicano proprio il 3.000 a.C. Di Stonehenge, invece, si conoscono da tempo le 56 fosse di un primo circolo mai compiutamente descritto. Poi, probabilmente cinquecento anni dopo, Bluestonehenge fu smantellato, le sue pietre portate a Stonehenge e unite alle altre nella composizione di 80 pietre che noi conosciamo. Dunque, tutto combacia.
Del resto a Bluestonehenge, nelle fosse lasciate dalle pietre, gli archeologi hanno trovato tantissima carbonella. Per Parker-Pearsons è la prova che questo sito «era il luogo di cremazione dei defunti prima che le loro ceneri venissero sepolte a Stonehenge». Azzarda, ma in fondo ci crede.