martedì 3 novembre 2009

Paesaggio. Cocuzzoli d'archeologo

il sole 24 ore, 18/08/2002
Paesaggio. Cocuzzoli d'archeologo
Matteo Metta

Le pietre non parlano, almeno da sole. Ma se si trovano insieme possono dire tante cose. Talvolta troppe, se non si comprende il loro difficilissimo linguaggio e le si fa parlare a vanvera. Non c'è bisogno di ricorrere alla geometria dei megaliti di Stonehenge, per fare un esempio. Pensiamo solo agli amorfi accumuli artificiali di materiali lapidei dalle variabilissime dimensioni che si trovano dovunque. Comunque li si voglia chiamare: alla maniera araba, tell, alla turca, huyuk, persiana, tepe, normanna, motta, all'inglese, mound, alla romana o meglio alla paesana, specchie. Per gli archeologi, la visione di qualsiasi di questi cucuzzoli rimanda alla fortuna di Schliemann su Hissarlik. Per rimanere in Italia, o meglio nel Salento, sulle nostrane specchie si è detto di tutto, datandole dall'età del Bronzo all'altro ieri. Sarebbero insieme, tombe di guerrieri, resti di torri di avvistamento o di fortificazioni, luoghi di culto, segni di confine, pietrame ammonticchiato dai contadini, financo sostegni per alberi inclinati. La caccia è aperta.

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